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Teatro Luigi Rasi

Travocial,  
2016-03-01 09:39:42
Questo piccolo teatro è stato realizzato oltre cento anni fa nell'ex chiesa di Santa Chiara, fatta edificare con l'attiguo monastero da Chiara da Polenta nel 1250 e soppressa nel 1805 con editto napoleonico. E' bene ricordare che la chiesa era decorata con bellissimi affreschi trecenteschi di scuola riminese se. Staccati intorno al 1950 essi sono conservati in parte presso il Museo Nazionale di Ravenna e in parte a Bologna, presso il laboratorio del noto restauratore Ottorino Nonfarmale in attesa del completamento dei lavori di recupero. Nel 1992 sono stati stanziati, da parte dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna fondi necessari per il compimento del restauro dell'opera che quanto prima dovrebbe trovare idonea collocazione. Dopo la soppressione chiesa e convento, nel 1823, vengono ceduti all'Ospedale di Santa Maria delle Croci che ne assume l'onere del mantenimento. Successivamente 1 'amministrazione dell'ospedale concede l'intero complesso in enfiteusi al barone Pergami della Franchina, il quale provvede a trasformare la chiesa in «cavallerizza», destinazione che permane fino al 1885, quindi dal 1847 al 1856 vi si svolgono spettacoli equestri (Ravaldini 1978, p. 198). Comunque già dal 1874 con scrittura privata tra l'allora sindaco di Ravenna Silvio Guerrini e il barone Carlo Emilio Pergami-Belluzzi l'intero fabbricato viene ceduto al comune. Nel frattempo la locale Accademia Filodrammatica, rimasta priva della propria sede (il teatro Bertoldi), chiede la concessione della chiesa di Santa Chiara al fine di poterla adattare a teatro, impegnandosi a sostenere le spese per far eseguire le necessarie opere di adattamento ed inoltre a non modificarne l'abside. Il nuovo teatro, dapprima denominato Filodrammatico, viene inaugurato l'8 maggio 1892 con la rappresentazione della commedia Il deputato di Bombignac di A. Bisson e con un monologo scritto per l'occasione da Luigi Rasi, a quel tempo direttore della Scuola di recitazione di Firenze. La sala di non grandi dimensioni poteva ospitare 220 spettatori in platea su sedili di legno mentre altri 90 potevano trovare posto sulla balconata, che consisteva in uno stretto corpo centrale con due prolungamenti laterali, il tutto retto da sei colonne e mensole in ferro. Il sipario, di cui non si conosce il soggetto, fu dipinto dal pittore mosaicista Alessandro Azzaroni. L'Accademia Filodrammatica svolse la sua attività in questo teatro dal 1892 al 1919, quindi si fuse con la Società Orfeonica ravennate operante dal 1900, nacque così la Società Artistica Drammatico-Musicale di Ravenna con la finalità di raccogliere in sodalizio i cultori della musica e dell'arte drammatica e diffondere una maggiore conoscenza culturale in questo senso. Per l'occasione il teatro fu intitolato a Luigi Rasi (1919). Sotto la presidenza di Guido Franchi la sala teatrale conobbe un periodo di attività molto intensa e diversificata, dagli spettacoli di prosa, alle conferenze, ai concerti di musica da camera. L'attività della società continuò a ritmo sostenuto fino al 1938 quindi il teatro venne chiuso, due anni dopo verrà dato in uso al Dopolavoro Provinciale di Ravenna per venti anni. Nel 1943 furono effettuati impegnativi lavori di ristrutturazione che portarono la capienza della sala a 400 posti. A partire dal dopoguerra un'attività assai intensa è svolta da numerose filodrammatiche locali, inoltre viene avviata una scuola di danza. Contemporaneamente il teatro continua ad essere oggetto di interventi di restauro manutentivo e miglioramento fino al 1959 quando la Commissione provinciale di vigilanza ne impone la chiusura per motivi di sicurezza, cosicché nel 1962 si rende necessario procedere all 'ammodernamento di tutto l'impianto. Gli interventi di restauro e adeguamento più recenti hanno modificato. l'aspetto della sala rendendola più simile ad un cinematografo che ad un teatro storico, ma gli evidenti difetti dovuti alle piccole dimensioni del palcoscenico, all'acustica non perfetta, all'arredo rigido, non ne hanno soffocato la sua anima antica come afferma Cristina Vetrucci. In particolare l'abside unico angolo di storia tangibile, perla di questo luogo, affascinato molti registi che, approdati sul palco del Rasi, hanno deciso talvolta di modificare in via eccezionale la loro scena, arricchendola di un fondale raro e irriproducibile , di memoria.» (Millenovecentonovantadue 1992, p. 7). Gestito negli ultimi tempi da Ravenna Teatro questo luogo ha imboccato la via dell'innovazione artistica e culturale presentando ogni anno un calendario denso di iniziative prosa, teatro contemporaneo, ragazzi, dialettale, laboratorio teatrale con le scuole, un'iniziativa particolarmente interessante intitolata «La via dei canti» dedicata alle culture delle minoranze etniche. Non resta che augurarsi venga presto modificato strutturalmente e reso più confortevole e funzionale agli scopi cui è stato destinato. (Lidia Bortolotti)





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